Cos'è Mimerito

Perché nasce

Il paradosso è che, nell'attuale "società dell'immagine", in piena emergenza educativa e meritocratica, il merito reale non ha un'immagine, un apparato simbolico. Eppure, per migliaia di anni l'uomo ha esibito i simboli del proprio merito: dalle penne di uccelli, ai monili, fino a tutta la tradizione araldica medievale. Oggi, nel mondo sportivo, qualcosa ancora rimane legato vagamente a quest'idea, con brevetti, coppe e medaglie; tuttavia, nello sport, la premiazione è riservata solo all’aspetto performante.
Nel mondo dello Scoutismo, invece, il simbolo meritocratico sopravvive in modo equilibrato e studiatamente pedagogico. Conquistare, grazie al proprio impegno, un segno distintivo, seppure di semplice stoffa ricamata, da poter indossare sulla manica, per Scout e Lupetti è un eccellente incentivo psicologico, perché in quell'arco di età i ragazzi sono molto sensibili al fascino del simbolo: il bisogno di raggiungere qualcosa di tangibile, che attesti pubblicamente un buon risultato ottenuto, è assolutamente naturale, sano e gratificante.
Abbiamo pensato di offrire al mondo scolastico la possibilità di avvalersi di questi eccezionali strumenti educativi, soprattutto perché, attualmente, il rapporto immagine-merito è totalmente sovvertito dai messaggi della società dei consumi. L'idea che si sta consolidando sempre più nelle menti di bambini e adolescenti è quella di dover apparire ricchi e belli a tutti i costi, anche se questo non reca in sé alcuna connotazione meritocratica. La bellezza è infatti data da fortuna e gioventù, il benessere dal portafogli dei genitori.

La controprova di ciò è data dal fatto che i ragazzi, naturalmente attirati dai simboli di una malintesa idea di successo, si gettano avidamente su beni materiali sempre più sofisticati, in una competizione che vede tristemente esclusi i figli delle famiglie meno abbienti. Consideriamo anche questo: l’attenzione delle famiglie e il loro potere di controllo sui ragazzi hanno subìto una notevole diminuzione negli ultimi anni; i nostri figli ricevono continui segnali scoraggianti dal mondo degli adulti e tendono ad introiettare l'idea (purtroppo non sempre infondata) che il merito reale venga scarsamente considerato ai fini della realizzazione personale. La televisione, sempre più assurta al ruolo di baby sitter, ostenta modelli comportamentali discutibili, che fanno talvolta della stupidità e dell'ignoranza motivo di vanto e divertimento. Internet nasconde, inoltre, parecchie gravi insidie.
C'è infine da sottolineare che i ragazzi, al contrario degli adulti, non vedono, a scuola, un immediato ritorno (economico o di scatti di carriera) per il loro impegno; in certi casi la curiosità personale, un buon carattere, le capacità degli insegnanti fanno trovare appagamento reale nello studio, ma capita a volte che la scuola venga vissuta solo come un dovere. Occorre recuperare il senso della gratificazione personale: il gusto di fare qualcosa di ben fatto e di verificare come questo sia pubblicamente riconosciuto e apprezzato.

Mimerito si prefigge l'obiettivo di tramutare l'idea del "devo studiare, devo comportarmi bene", nell'idea del "voglio studiare, voglio comportarmi bene".

Nel metodo Mimerito, il distintivo viene usato premiando e incoraggiando, tanto le perfomances "assolute" del ragazzo, quanto le sue qualità "relative", in una perfetta mediazione tra sana competizione e riconoscimento della buona volontà dell'individuo. In tal modo, anche i ragazzi che hanno maggiori difficoltà nell'apprendimento, possono guadagnarsi un distintivo che attesti la loro buona volontà e l'impegno, nella misura valutata dall'educatore.

Mimerito favorisce l'integrazione di ragazzi provenienti da altri paesi, e l'inserimento di ragazzi con disabilità o problemi di relazione con gli altri. È un utile strumento didattico per l'insegnante e rende chiaro ai ragazzi gli obiettivi da perseguire. Adottato insieme al grembiule, Mimerito fornisce un messaggio di eccezionale positività: "si parte tutti con le stesse possibilità, ma chi si impegna vedrà riconosciuti i propri meriti".